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L e diverse forme di opposizione a cartella di pagamento

Rassegna di giurisprudenza  

I vizi che possono colpire la cartella di pagamento non necessariamente riguardano il merito della pretesa contributiva, potendo investire anche aspetti meramente formali del titolo, idonei cioè ad incidere sul procedimento di rituale formazione del ruolo. In alternativa, possono venire in rilievo fatti estintivi della pretesa contributiva sopravvenuti alla formazione del titolo.

Ed è proprio alla luce dei diversi motivi di impugnazione spendibili in giudizio, qui solo accennati, che il Tribunale di Roma distingue le varie forme di opposizione alla cartella di pagamento esperibili, alle quali è poi strettamente correlata l’imposizione di differenti termini per la proposizione dell’azione.

Naturalmente, alla corretta qualificazione dell’azione giudiziaria provvede non soltanto il ricorrente in opposizione, ma gli stessi giudici incaricati della controversia, segnatamente laddove in ordine alle doglianze articolate nel ricorso si pongano problemi di mancato rispetto proprio del termine entro cui l’azione avrebbe dovuto essere introdotta o la relativa eccezione di inammissibilità venga sollevata, all’atto della costituzione, dall’ente opposto.

Passando in concreto alle forme dell’opposizione, i giudici del lavoro di Roma individuano univocamente le seguenti modalità di impugnazione della cartella esattoriale: opposizione al ruolo esattoriale ai sensi del 5° comma dell’art. 24 del D.lgs. 46/99; opposizione ex art. 615 c.p.c.; opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c..

In effetti, come rilevato dal Tribunale di Roma, il vigente sistema di tutela giurisdizionale per le entrate previdenziali (ed in genere per quelle non tributarie) prevede le seguenti possibilità di tutela per il contribuente:

a) proposizione di opposizione al ruolo esattoriale per motivi attinenti al merito della pretesa contributiva ai sensi dell’art. 24, comma 6°, del d.lgs. 46/1999, ovverosia nel termine di giorni 40 dalla notifica della cartella di pagamento, davanti al giudice del lavoro;

b) proposizione di opposizione ai sensi dell’art. 615 c.p.c. per questioni attinenti non solo alla pignorabilità dei beni, ma anche a fatti estintivi del credito sopravvenuti alla formazione del titolo (quali ad esempio la prescrizione del credito, la morte del contribuente, l’intervenuto pagamento della somma precettata) sempre davanti al giudice del lavoro nel caso in cui l’esecuzione non sia ancora iniziata (art. 615, comma 1° c.p.c.) ovvero davanti al giudice dell’esecuzione se la stessa sia invece già iniziata (art. 615, comma 2° e art. 618-bis c.p.c.);

c) proposizione di una opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., ovverosia “nel termine perentorio di venti giorni dalla notifica del titolo esecutivo o del precetto” per i vizi formali del titolo (quali ad esempio quelli attinenti la notifica e la motivazione) ovvero della cartella di pagamento, anche in questo caso davanti al giudice dell’esecuzione o a quello del lavoro a seconda che l’esecuzione stessa sia già iniziata (art. 617, comma 2° c.p.c.) o meno (art. 617, comma 1° c.p.c.).

La conferma testuale di quanto precede viene ravvisata dai giudici romani sia nella formulazione dell’art. 24, comma 6° del d.lgs. 46/99, secondo cui “il giudizio di opposizione contro il ruolo per motivi inerenti il merito della pretesa contributiva è regolato dagli articoli 442 e seguenti del codice di procedura civile”, sia in quella dell’art. 29, comma 2° del medesimo decreto legislativo che, in relazione alle entrate indicate nel proprio comma 1, consente implicitamente che le opposizioni all’esecuzione ed agli atti esecutivi si propongano nelle forme ordinarie, in quanto esclude l’applicazione della disposizione del 1° comma dell’articolo 57 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, come sostituito dall’art. 16 del detto decreto.

Le sentenze allegate si segnalano, dunque, non soltanto per il fatto di confermare un orientamento ormai invalso nella giurisprudenza di legittimità circa la piena ammissibilità – in aggiunta all’ordinaria opposizione ex art. 24, D.lgs. 46/99 – dell’opposizione all’esecuzione, trattandosi appunto del rimedio processuale esperibile avverso fatti estintivi della pretesa contributiva sopravvenuti rispetto alla formazione del titolo esecutivo (cfr. sul punto, ex plurimis, Cass. n. 9087/2003 e Cass. n. 6119/2004), ma soprattutto in quanto viene così fatta chiarezza sulle modalità e i tempi di proposizione dei motivi di opposizione alla cartella di pagamento e all’obbligo contributivo portato da quest’ultima.

 

Avv. Alessandro Ruggiero

(Coordinatore Editoriale)

 

           

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