RICERCA ANALITICA
ARCHIVIO (indice cronologico)

Iscriviti alla Newsletter

Inserisci la tua e-mail

Accetto

Trib. Roma, 24 giugno 2011, n. 11910 (esclusione della trasformazione o conversione a tempo indeterminato dei contratti a termine per le fondazioni lirico-sinfoniche) e Trib. Roma, 17 febbraio 2012, n. 3105 (trasformazione dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato per le fondazioni lirico-sinfoniche)

Processo del lavoro – dipendenti di enti lirici - competenza del giudice amministrativo per contratti stipulati anteriormente al 23.05.1998 – sussiste - riconoscimento di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato e riammissione in servizio ex L.100/2010 e art. 3 comma 4 L. 426/77-non sussiste.

Pur in caso di illegittimità, i contratti di lavoro a tempo determinato dei dipendenti delle fondazioni lirico-sinfoniche stipulati tra le parti dopo il 23.05.1998, data di trasformazione in fondazioni di diritto privato, non possono trasformarsi in contratti a tempo indeterminato, ex art. 3 comma 4 L. 426/77.

Processo del lavoro – dipendenti enti lirici- nullità della clausola del termine apposta ai contratti di lavoro a tempo determinato – art. 32 L. 183/2010 – conversione in rapporto di lavoro a tempo indeterminato – operatività.

Nell'ambito dei rapporti di lavoro dei dipendenti degli enti lirici, trasformati in fondazioni di diritto privato e disciplinati dalle norme civilistiche e dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato, è applicabile la normativa dei contratti a termine ex art. 32 L. 183/10.

        

A distanza di qualche mese il Tribunale Civile di Roma affronta in maniera diametralmente opposta, la problematica relativa alla  nullità della clausola del termine, apposta ai contratti di lavoro dei dipendenti degli enti lirici, e della conseguente conversione del rapporto in contratto a tempo indeterminato.

Infatti, nella pronuncia n. 11910 del 24.06.2011, il Tribunale capitolino, da un lato  ribadisce la competenza,  del giudice amministrativo nelle controversie aventi ad oggetto i rapporti di lavoro a tempo determinato dei dipendenti di tali enti,  stipulati anteriormente al 23.05.1998 (decorrenza della trasformazione degli enti lirici in fondazioni di diritto privato), dall’ altro  precisa che, per  i contratti di lavoro stipulati in data successiva, laddove ritenuti illegittimi, non si verificherà, comunque, la conversione del contratto in rapporto  a tempo indeterminato, con  riammissione in servizio. Ciò, alla luce del disposto del D.L n. 64/2010, convertito in legge n. 100/2010. Questo, infatti,  stabilisce che “alle fondazioni lirico-sinfoniche, fin dalla loro trasformazione in soggetti di diritto privato, continua ad applicarsi l'art. 3, quarto e quinto comma, della L. 426/1977 e successive modifiche, anche con riferimento ai rapporti di lavoro instaurati dopo la trasformazione in soggetti di diritto privato”,. Sulla scorta di tale norma, dunque, anche successivamente alla privatizzazione,  in detti enti, sono da intendersi vietati i i rinnovi di contratti di lavoro che, in base a disposizioni legislative o contrattuali, comportino la trasformazione dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato.

Diversamente, sempre con riferimento ai dipendenti di enti lirici, a distanza di circa sei mesi  il tribunale capitolino, con la sentenza n. 3105 del 17.02.2012, giunge  ad una diversa ed opposta conclusione. In particolare con detta ultima pronuncia il giudice ha ritenuto  che, tanto nel nuovo che nel pregresso regime dispositivo, la clausola di durata del rapporto lavorativo deve essere apposta quantomeno contestualmente alla stipulazione del relativo contratto, determinandosi in caso di inosservanza, la nullità del termine e quindi la configurazione di un rapporto lavorativo a tempo indeterminato sin dall'origine. Al vizio di nullità della clausola del termine apposta al primo contratto di lavoro, consegue  la nullità derivata dei contratti stipulati in epoca successiva. Infatti al momento della scadenza del primo contratto, in difetto di prova che vi sia stato un univoco e reciproco significato solutorio del rapporto, il vincolo obbligatorio tra le parti deve ritenersi sussistente, né può essere apposta una clausola del termine, ad un rapporto lavorativo già  in essere. Accertata la nullità del termine apposto al contratto, le conseguenze giuridiche vengono tratte dall’applicazione dell'art. 32 della L. 183/2010, secondo l’ orientamento delineato dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 303/2011. La violazione delle disposizioni in tema di apposizione del termine di scadenza del contratto lavorativo, comporta la conversione del contratto viziato e la conseguente costituzione di un vincolo obbligatorio riferibile agli artt 2094 ss cc.. Dal momento della conversione il lavoratore, oltre ad aver diritto, ex art. 32 co 5 l. 183/2010, al risarcimento di un'indennità omnicomprensiva compresa tra le 2,5 e le 12 mensilità dell'ultima retribuzione globale, ha il diritto ad essere riammesso nel proprio posto di lavoro e a vedersi corrispondere le retribuzioni anche in caso di mancata riammissione effettiva.

Avv. Paola Pezzali

Avv. AntonLuigi Maccagno

 

 

©  Giustizia del Lavoro a Roma e nel Lazio - contact