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Corte App., 17 gennaio 2012, n. 267 (contratto a tempo determinato e collegato lavoro)

Contratto a tempo determinato e collegato lavoro: in conseguenza della dichiarazione di illegittimità del termine apposto al contratto di lavoro, al lavoratore vittorioso spetta l’indennità ex art. 32, V comma, L. 183/2010 e le retribuzioni.

 

Rapporto di lavoro subordinato - contratto a termine - illegittimità del termine apposto al contratto di lavoro- conseguenze patrimoniali- art. 32, V comma, L. 183/2010- condanna del datore di lavoro alla corresponsione dell’indennità ex art. 32 L. 183/2010 ed alle retribuzioni.  

 

Un’interpretazione della norma di cui all’art. 32, V comma, della L. 183/2010, che disciplina le conseguenze patrimoniali della dichiarazione di illegittimità del termine apposto al contratto di lavoro, il più possibile conforme al dato letterale e compatibile con l’art. 111 Cost. e con la regola generale secondo cui la durata del processo non può produrre effetti negativi per chi agisce e vince la causa, porta ad escludere che l’indennità prevista dalla citata disposizione del collegato lavoro possa coprire tutto il periodo fino alla sentenza.

L’art. 111 Cost. impone, infatti, che sia consentito alla parte che ha ragione di ottenere una tutela ripristinatoria analoga a quella che avrebbe ottenuto ove avesse avuto ragione nel momento della proposizione del giudizio.

Ne consegue che per il periodo antecedente alla domanda (che nel rito del lavoro coincide con il deposito del ricorso) al ricorrente vittorioso spetta l’indennità ex art. 32 L. 183/2010; per il periodo successivo al deposito del ricorso spettano le retribuzioni.

La Cortedi Appello di Roma con la sentenza in commento ha offerto un’interpretazione della disposizione di cui all’art. 32, V comma, L. 183/2010, che disciplina le conseguenze patrimoniali della dichiarazione di illegittimità del termine apposto al contratto di lavoro, del tutto innovativa, discostandosi, per aspetti essenziali, da quella offerta dalla Corte di Cassazione, nella nota ordinanza  n. 2112 del 28 gennaio 2011, e dalla Corte Costituzionale, con la sentenza n. 303/2011.

Si rammenta che la Corte Costituzionale e la Suprema Corte, nelle citate pronunce, hanno cristallizzato un’interpretazione della norma del collegato lavoro che impone di considerare l’indennità omnicomprensiva di cui all’art. 32, V comma, L. 183/2010, certamente aggiuntiva alla conversione del rapporto ma sostitutiva della sanzione del risarcimento del danno pari alle retribuzioni dovute al lavoratore dalla scadenza del termine all’effettivo ripristino del rapporto.  

Secondo la Corte di Appello di Roma un’interpretazione della norma di cui all’art. 32, V comma, della L. 183/2010, il più possibile conforme al dato letterale e costituzionalmente orientata, ossia compatibile con l’art. 111 Cost. e con la regola generale secondo cui la durata del processo non può produrre effetti negativi per chi agisce e vince la causa, porta ad escludere che l’indennità prevista dal collegato lavoro possa coprire tutto il periodo fino alla sentenza.

L’art. 111 Cost. impone, infatti, che sia consentito alla parte vittoriosa di ottenere una tutela ripristinatoria analoga a quella che avrebbe ottenuto ove avesse avuto ragione nel momento della proposizione del giudizio.

Ne consegue che per il periodo antecedente alla proposizione della domanda al ricorrente spetta l’indennità ex  art. 32 L. 183/2010; per il periodo successivo al deposito del ricorso spettano le retribuzioni.

Ad avviso della Corte tale interpretazione consentirebbe, fra l’altro, di dare coerenza al profilo degli accessori, poiché accedendo alla tesi che l’indennità omnicomprensiva copre tutto il periodo fino alla sentenza, conseguirebbe che non sarebbero dovuti interessi e rivalutazione monetaria sull’indennità, o, comunque, sarebbero dovuti solo per il periodo successivo alla sentenza e fino al pagamento.

L’orientamento espresso dalla Corte di Appello di Roma, sezione lavoro, nella sentenza in commento è stato confermato da altra pronuncia della stessa Corte, del 31 gennaio 2012, in attesa di pubblicazione, che ha condannato il datore di lavoro alla corresponsione dell’indennità fino al momento del deposito del ricorso di primo grado e delle retribuzioni per il periodo successivo.  

Si segnala, infine, che la Suprema Corte in una recentissima pronuncia[1], successiva a quella in commento, ha ribadito che l’indennità omnicomprensiva prevista dall’art. 32 L. 183/2011 copre il periodo dalla scadenza del contratto impugnato alla sentenza che accerta la nullità del termine.

Avv. Andrea Lutri

 

 

 


[1]Corte di Cassazione, sezione lavoro, 31 gennaio 2012, n. 1411.

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