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Trib. Roma., 2 marzo 2012 (licenziamento per giustificato motivo oggettivo)

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo – art. 3 Legge 604/1966 - onere della prova – tutela reale – reintegra del lavoratore - Tribunale di Roma, est. Dott.ssa Marrocco, sentenza del 2 marzo 2012. 

 

A pochi giorni dall’imminente e tanto discussa riforma in materia di licenziamenti, il Tribunale di Roma, con la sentenza in commento, nell’annullare il licenziamento intimato al ricorrente, ha ancora una volta inteso richiamare la consolidata giurisprudenza della Suprema Corte in ordine all’onere della prova gravante sul datore di lavoro.

Nel caso sottoposto all’attenzione del giudice capitolino, l’oggetto del giudizio era rappresentato dall’impugnazione da parte del ricorrente, del licenziamento intimato per giustificato motivo oggettivo, rappresentato da un riassetto organizzativo della società datrice (nel caso di specie, la cessazione della gestione diretta dell’impianto presso cui il ricorrente era applicato dovuta all’esigenza di contenere i costi).

Il giudice, istruita documentalmente la causa, richiamando la consolidata giurisprudenza di legittimità sul punto, secondo cui il riassetto organizzativo dell’azienda intanto costituisce giustificato motivo oggettivo di licenziamento in quanto integri le previsioni di cui all’art. 3 della l. 604/66, sicchè non basta, in merito, un generico programma di riduzione dei costi ma è necessario che il datore di lavoro fornisca la prova della ragioni poste a fondamento del riassetto organizzativo dell’azienda e della effettività del relativo processo, in accoglimento del ricorso, ha annullato il licenziamento de quo, condannando il datore di lavoro a reintegrare il ricorrente nel posto di lavoro precedentemente occupato ed al risarcimento del danno.

Orbene, nel caso di specie, a parere del Giudice, la società datrice non ha fornito adeguata prova delle ragioni sottese al provvedimento espulsivo e della concreta riferibilità della soppressione della posizione lavorativa del ricorrente ad un riassetto organizzativo.

In particolare il Tribunale nel ribadire che “mentre è insindacabile da parte dell’Ufficio la scelta imprenditoriale in parola, le ragioni ad essa sottese sono di contro esaminabili dal Giudice, appunto allo scopo di accertare la loro qualificabilità o meno in termini di giustificato motivo oggettivo”, ha poi concluso “nella fattispecie controversa non è riscontrabile sul piano oggettivo la concreta riferibilità della soppressione della posizione del ricorrente ad un riassetto organizzativo, non pretestuoso e non meramente strumentale ad un incremento del profitto, diretto a fronteggiare situazioni sfavorevoli non contingenti, che avevano influito in modo decisivo sulla normale attività produttiva ed imposto una effettiva necessità di riduzione dei costi. Il licenziamento in esame va quindi annullato, perché carente il motivo oggettivo addotto a giustificazione dello stesso”.

Avv. Germana Raffaele

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