RICERCA ANALITICA
ARCHIVIO (indice cronologico)

Iscriviti alla Newsletter

Inserisci la tua e-mail

Accetto

L’abusivo ricorso ai contratti di lavoro a tempo determinato nel pubblico impiego è illegittimo e sanzionabile con la condanna dell’Amministrazione al pagamento di un risarcimento parametrato all’indennità prevista dall’art. 18, L. 300/70

Tribunale di Roma, Sezione lavoro, Dott.ssa Cosentino, 1 febbraio 2012.

Pubblico impiego- contratto a termine- art. 5 D.lgs 368/2001- art. 36 D.lgs 165/2001- art. 18, comma 5, L. 300/70- Direttiva 1999/70/CE- abusivo ricorso a contratti a termine nel pubblico impiego- illegittimità- conseguenza- indennità risarcitoria- applicazione art. 18, comma 5, L. 300/70.

La successione di contratti a tempo determinato con la stessa amministrazione per diversi anni consecutivi e per l’intera durata dell’anno scolastico è significativa di esigenze lavorative stabili e non temporanee ed eccezionali, con la conseguenza che la successione di contratti deve ritenersi illegittima ai sensi della Direttiva 1999/70/CE.

Pur dovendosi escludere che in presenza di contratti a termine illegittimi stipulati con la P.A. operi la conversione in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, ciò nondimeno l’Amministrazione deve essere condannata ad un risarcimento che rappresenti, al tempo stesso, adeguato ristoro del danno costituito dalla impossibilità di fruire di un’occupazione stabile alle dipendenze della pubblica amministrazione e contemporaneamente costituisca una valida misura dissuasiva contro l’abusivo ricorso alle assunzioni a termine.

 

 

Corte di Appello di Roma, Sezione lavoro, 17 gennaio 2012, n. 270.

Pubblico impiego- contratto a termine- art. 5 D.lgs 368/2001- art. 36 D.lgs 165/2001- art. 18, commi 4, 5, L. 300/70- Direttiva 1999/70/CE- abusivo ricorso a contratti a termine nel pubblico impiego- illegittimità- conseguenza- indennità risarcitoria- applicazione art. 18, commi 4 e 5, L. 300/70.

Le assunzioni a tempo determinato con la stessa amministrazione allorchè superino il limite di 36 mesi, previsto dall’art. 5, comma 4 bis, D.lgs 368/2001, devono ritenersi illegittime.

Pur dovendosi escludere che in presenza di contratti a termine illegittimi stipulati con la P.A. operi la conversione in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, ciò nondimeno l’Amministrazione deve essere condannata ad un risarcimento che va determinato nell’importo complessivo pari a 20 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto percepita dal lavoratore (5 mensilità corrispondenti alla misura minima prevista dal comma 4 dell’art. 18 della L. 300/70 e 15 mensilità corrispondenti all’indennità sostitutiva della reintegra prevista dal comma 5 dell’art. 18 L. 300/70).

 

La giurisprudenza romana, con le sentenze in commento, affronta un tema di notevole interesse, soprattutto per la vastissima pletora di docenti assunti con contratti a termine, spesso ripetuti per anni e non suscettivi di stabilizzazione.

In entrambi i casi sottoposti all’attenzione, rispettivamente, del Tribunale e della Corte di Appello di Roma, i lavoratori avevano impugnato i numerosi contratti a termine stipulati con il MIUR, chiedendo la conversione del rapporto a termine in un rapporto a tempo indeterminato e la condanna della resistente al pagamento di un’indennità risarcitoria.

Come noto, osta alla conversione del contratto di lavoro a termine dichiarato illegittimo in rapporto a tempo indeterminato, la previsione di cui all’art. 36, V comma, D.lgs 165/2001, che esclude la “conversione” nei rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni.

Ciò nondimeno, sia il Tribunale di Roma che la Corte di Appello, hanno fatto corretta applicazione della clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato del 18 marzo 1999 (allegato alla direttiva del Consiglio 28 giugno 1999, 1999/70/CE) e richiamando la giurisprudenza della Corte di Giustizia[1] in tema si abuso dei contratti a termine perpetrato da un datore di lavoro rientrante nel settore pubblico, hanno ritenuto che la ripetuta stipulazione di contratti a termine non giustificata, deve essere punita con una sanzione idonea, da un lato a ristorare il lavoratore precario del danno costituito dalla impossibilità di vedere stabilizzato il proprio rapporto di lavoro alle dipendenze della P.A. e che, dall’altro, si ponga quale valida misura dissuasiva ed eventualmente sanzionatoria contro l’utilizzo abusivo ed in successione di contratti a tempo determinato.

Tanto il Tribunale di Roma quanto la Corte di Appello hanno rinvenuto tale misura risarcitoria, astrattamente prevista dall’art. 36 D.lvo 165/2001 ma non concretamente determinata, nella disposizione di cui all’art. 18, L. 300/70.

In particolare il Tribunale di Roma ha condannato il MIUR convenuto al pagamento di un’indennità risarcitoria, corrispondente a quindici mensilità di retribuzione, ossia parametrata all’indennità prevista dall’art. 18, comma 5, L. 300/70 (indennità sostitutiva della reintegrazione).

La Corte di Appello di Roma ha condannato la resistente al pagamento di un’indennità risarcitoria pari a venti mensilità di retribuzione, facendo applicazione oltre che dell’indennità sostitutiva della reintegrazione prevista dall’art. 18, V comma, L. 300/70, anche dell’indennità risarcitoria prevista dal IV comma della citata disposizione normativa.

Avv. Andrea Lutri

 

 

 

 


[1]In particolare viene richiamata la sentenza della Corte di Giustizia, 4.7.2006 Adelener, che ha chiarito che la sanzione della conversione del contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato non è l’unico possibile mezzo di tutela che uno Stato membro può approntare per assicurare il raggiungimento degli obiettivi posti dalla direttiva, ma è pur necessaria l’adozione di misure dirette a prevenire e contrastare l’utilizzazione abusiva di contratti a termine in successione; e la sentenza della Corte di Giustizia, 6 settembre 2006- Vassallo, 180/04, che esaminando specificamente la questione relativa alla compatibilità della normativa italiana in materia di divieto di conversione dei rapporti a termine illegittimi intercorsi con pubbliche amministrazioni, ha affermato: “l’accordo quadro deve essere interpretato nel senso che non osta, in linea di principio, ad una normativa nazionale che esclude, in caso di abuso derivante dall’utilizzo di una successione di contratti o di rapporti di lavoro a tempo determinato rientrante nel settore pubblico, che questi ultimi siano trasformati in contratti o rapporti di lavoro a tempo indeterminato, mentre tale trasformazione è prevista per quanto riguarda i contratti e i rapporti di lavoro conclusi con un datore di lavoro appartenente al settore privato, qualora tale normativa contenga un’altra misura effettiva destinata ad evitare e, se del caso, a sanzionare un utilizzo abusivo di una successione di contratti a tempo determinato da parte di un datore di lavoro rientrante nel settore pubblico” (punto 42).     

©  Giustizia del Lavoro a Roma e nel Lazio - contact