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Contratti a termine. Le novitÓ della riforma Fornero.

La riforma del lavoro attuata con legge 92/2012 (cd. legge Fornero) introduce una serie di importanti novità in materia di contratti a termine.

Per cominciare, la legge in esame ha introdotto la figura del contratto a termine acausale(art. 1, comma 1 bis del D.lgs 368/01), legittimando il datore di lavoro a stipulare per una ed una sola volta un contratto, della durata massima di un anno, non prorogabile (neppure quando il contratto in questione sia stato stipulato per un periodo inferiore a dodici mesi),  privo della indicazione della causale prevista dall’art. 1 D.lgs 368/2001.

A questo proposito è necessario dar conto della circolare “intepretativa” del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, n. 18 del 18 luglio 2012, che ha precisato che tale regime semplificato è possibile sole ove si tratti di primo rapporto lavorativo tra le stesse parti, con esclusione, pertanto, di ogni altra ipotesi in cui tra le medesime parti sia stato in precedenza stipulato un contratto di lavoro, di qualsiasi tipo (ad eccezione del rapporto di lavoro autonomo).

Dopo la scadenza del contratto a termine acausale è possibile stipulare altri contratti a termine tra le stesse parti, ma con la necessaria indicazione della causale di cui all’art. 1 del D.lgs 368/2001.

La riforma ha, inoltre, ha aumentato il periodo di prosecuzione consentita (ossia, non sanzionata con la conversione) del rapporto di lavoro a termine successivamente alla scadenza, portando gli originari termini di 20 o 30 giorni (a seconda che la durata iniziale del contratto a termine fosse inferiore o superiore a 6 mesi) a 30 e 50 giorni.

In tale ipotesi, tuttavia, è previsto l’obbligo per il datore di lavoro di una comunicazione preventiva al Centro per l’impiego.

Il legislatore della riforma è, inoltre, intervenuto sull’istituto della successione dei contratti a termine, allungando l’intervallo di tempo necessario dalla scadenza di un contratto alla stipulazione del successivo (nel limite massimo, rimasto invariato, di 36 mesi) da 10 a 60 giorni (per i contratti a termine di durata inferiore a sei mesi) e da 20 a 90 giorni (per i contratti a termine di durata superiore a sei mesi).

Le modifiche segnalate hanno efficacia per i soli contratti a termine stipulati sucessivamente all’entrata in vigore della Legge Fornero (18 luglio 2012).

La legge in commento ha anche modificato i termini di impugnazione dei contratti a termine introdotti dal Collegato lavoro, da un lato aumentando il termine per impugnare il contratto (portato da 60 a 120 giorni dalla scadenza del contratto), dall’altro riducendo da 270 a 180 giorni il termine per la proposizione dell’azione giudiziaria.

L’entrata in vigore di tale ultima previsione è posticipata al 1° gennaio 2013.

Sempre a decorrere dal 1 gennaio 2013 sono previste agevolazioni contributive per i datori di lavoro che assumono con contratto a tempo determinato o in somministrazione lavoratori di età non inferiore ai 50 anni, disoccupati da oltre 12 mesi.

Il legislatore per incentivarne l’assunzione ha previsto una contribuzione ridotta del 50 %, per una durata massima di 12 mesi, estensibile a 18 mesi in caso di trasformazione del rapporto a tempo indeterminato.

Qualora l’assunzione avvenga da subito a tempo indeterminato, la riduzione del 50% per diciotto mesi decorre dalla data di assunzione.

La riduzione del 50 % dei contributi spetta anche in caso di assunzione di donne di qualsiasi età, prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi, residenti in regioni ammissibili ai finanziamenti nell’ambito dei fondi strutturali dell’Unione europea, ovvero in favore di donne di qualsiasi età, prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, ovunque residenti.

Il legislatore della riforma ha, tuttavia, precisato che gli incentivi non spettano se l’assunzione costituisce attuazione di un obbligo preesistente (art. 4, comma 12).

Restando in tema di contribuzione, aumentano i contributi dell’1,4 % per finanziare l’Aspi, la nuova misura di sostegno del reddito introdotta dal legislatore della riforma.

Da ultimo, il comma 13 dell’art. 4 della legge in commento contiene una disposizione interpretativa dell’art. 32, comma 5, della L. 183/2010, precisando che l’indennità omnicomprensiva, compresa fra un minimo di 2,5 mensilità ad un  massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, prevista dalla citata norma quale indennità risarcitoria che si accompagna alla conversione del contratto a termine illegittimo, ristora per intero il pregiudizio subito dal lavoratore per il periodo dalla scadenza del contratto a termine alla sentenza che ne ha dichiarato l’illegittimità.

Avv. Andrea Lutri

    

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