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Trib. Roma, 15 giugno 2012 (rapporto di lavoro subordinato - procedimento disciplinare - sanzione disciplinare - impugnazione innanzi al Collegio arbitrale - art. 7, commi VI e VII, L. 300/1970 - successiva impugnazione innanzi all’Autorità giudiziaria - inammissibilità).

 

L’opzione da parte del lavoratore per l’impugnazione della sanzione disciplinare innanzi al collegio arbitrale diviene definitiva con la costituzione del Collegio di conciliazione ed arbitrato, che si verifica quando tutti gli arbitri hanno accettato per iscritto l’incarico.

Una volta verificatasi tale condizione, non è più possibile per la parte adire l’autorità giudiziaria.

La scelta del lavoratore di impugnare la sanzione disciplinare innanzi al Collegio di conciliazione ed arbitrato diviene definitiva e preclude la proposizione del ricorso giurisdizionale una volta intervenuta l’accettazione per iscritto dell’incarico da parte di tutti gli arbitri.

Il Tribunale di Roma si occupa di una questione ancor oggi dibattuta in dottrina e giurisprudenza.

Nel caso sottoposto all’esame del Giudice capitolino il lavoratore, dopo aver impugnato una sanzione disciplinare inflitta dal datore di lavoro all’esito di un procedimento disciplinare, innanzi al Collegio di conciliazione ed arbitrato ed aver ottenuto la derubricazione della sanzione da sospensione dal lavoro e dalla retribuzione per un giorno ad un’ora di multa, si rivolgeva all’Autorità giudiziaria per chiedere la declaratoria di nullità o, comunque, di illegittimità della sanzione inflitta.

Il Giudice adito, con la sentenza in commento, ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso proposto e la condanna del lavoratore alle spese del giudizio.

In particolare il Giudicante ha osservato che l’opzione del lavoratore per la tutela arbitrale in luogo di quella giurisdizionale è revocabile da parte del lavoratore fino al momento della costituzione del Collegio arbitrale e di conciliazione che si realizza una volta intervenuta l’accettazione per iscritto dell’incarico da parte di tutti i componenti del Collegio.

Tale opzione da parte del Giudice del merito, tuttavia, è, ad oggi, ancora controversa.

Nella giurisprudenza della Suprema Corte, infatti, si registrano due opposti orientamenti: secondo il primo, il lavoratore può revocare la scelta di adire il collegio arbitrale fino al momento dell’accettazione (per iscritto) dell’arbitro da lui designato[1].

Secondo altro orientamento della giurisprudenza di legittimità, la condizione preclusiva all’azione giudiziaria si verifica solo con la costituzione del Collegio arbitrale che si realizza con l’accettazione per iscritto dell’incarico da parti di tutti i componenti del Collegio[2].

Il Giudice, con la sentenza in esame, ha manifestato di aderire a tale secondo orientamento e dichiarato l’inammissibilità del ricorso proposto, atteso che la proposizione del giudizio era intervenuta dopo che il Collegio arbitrale si era costituito e pronunciato sulla sanzione inflitta derubricandola in multa di un’ora di retribuzione.

Avv. Andrea Lutri

 

 


[1]Cass. civ., sez. lav., 17 settembre 1993, n. 9568 e Cass. Civ., sez. lav., 18 febbraio 1992, n. 1978;

[2]Cass. Civ., sez. lav., 9 giugno 1993, n. 6411, nonché, più di recente, Cass. Civ., sez. lav., 2 settembre 2003, n. 12798 che ha affermato: “In caso di scelta iniziale del lavoratore di avvalersi del collegio arbitrale alla stregua del disposto di cui all'art. 7, comma sesto, della legge 20 maggio 1970, n. 300 -che dà luogo ad un arbitrato irrituale- l'azione rivolta all'accertamento della nullità del provvedimento disciplinare è esperibile davanti al giudice del lavoro, sempre che il giudizio arbitrale non abbia avuto inizio, il che si verifica nel momento in cui tutti gli arbitri abbiano accettato l'incarico, dovendo l'alternativa tra procedura arbitrale e giudizio ordinario valere sino a quando non sia iniziata la procedura arbitrale”.

 

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